|
 | |  | |
Bisogna avere fantasia. Occorre saper combattere la guerriglia. Bisogna saper adottare strategie e tattiche per ottenere il massimo con un budget limitato. Il 'libero mercato' è una fandonia, non è mai esistito: non c'è speranza che un libro pubblicato da un piccolo editore, per quanto buono o addirittura buonissimo, arrivi da solo nelle palle degli occhi di chi lo leggerà e lo amerà. Per farsi spazio, occorre creare canali alternativi. Se per queste opere le grandi catene di librerie sono una partita persa (troppa competizione sugli scaffali, tempi bulimici che divorano le chances di farsi vedere, personale poco o zero competente), occorre inventarsi altro. I piccoli editori devono aiutare i piccoli librai a resistere, organizzando presso di loro le presentazioni dei libri che pubblicano. I piccoli editori devono aiutarsi tra loro, sviluppare la 'coopetizione' (collaborazione tra concorrenti). I piccoli editori devono cavalcare l'innovazione: a minore massa corporea corrispondono migliori riflessi. I piccoli editori devono abbracciare la filosofia del copyleft, non devono temere la rete, il file sharing, i download gratuiti. Anzi, devono usare tutto questo. La rete offre l'opportunità di aumentare a dismisura il passaparola intorno ai libri (se i libri valgono, beninteso). Se l'oggetto-libro è curato, se vale la pena possederlo o regalarlo, verrà comprato e regalato comunque. I piccoli editori, inoltre, dovrebbero considerare il valore aggiunto (in termini di immagine, soprattutto) del pubblicare su carta riciclata al 100% e sbiancata senza uso di cloro, e più in generale prendere parte a qualunque iniziativa punti a ridurre l'impatto ambientale del produrre libri.
|
 |
| |  |
|
|